Ancora meno è sufficiente comunicarle ad altri, specialmente in
politica.
Dal discorso di Ernesto Ruffini al Convegno di Comunità
Democratica a Milano del 18 gennaio 2025, organizzato da
Cattolici Democratici: “Sono qui non per parlare di me, o di un
partito. Tantomeno di una corrente di questo o quel partito.
Neanche per capire in quanti si riconoscono in un partito. Né, a
maggior ragione, per contare quanti si rispecchino in una
corrente. Neppure per parlare di un posizionamento in uno spazio
geometrico astratto come il “Centro”. Ancor meno per discutere
di come ritagliarsi uno spazio come partito o corrente sotto
l’insegna della religione cattolica”.
Dunque perché comunicare quelle evidenze in un convegno
apposito? Si dice, per cominciare a parlarne. O per mostrare il
contrario secondo canone retorico?
Una cosa è da evidenziare. Contemporaneamente al Convegno di
Milano se ne è tenuto un altro ad Orvieto, in Italia Centrale.
Nessuno al Sud, eppure tutti quei convegnisti hanno citato Luigi
Sturzo da Caltagirone, il quale diede dimensione alla politica
italiana, influenzando non solamente le “evidenze” ma anche le
modalità per conseguire politiche coerenti.
L’assenza di quelle “evidenze” dal Sud per tanta parte è
responsabilità della stessa politica meridionale, da decenni di
pochissimo pregio, tesa a negare la utilità di un pensiero
politico, di un sì o un no che non sia di ossequio al volere di
qualcuno.
Eppure nell’Italia post fascista la politica fu per grande parte
ispirata dal meridione. Se non rinasce un pensiero politico
meridionale e per il Mezzogiorno, non rinascerà la politica
italiana, la si pensi come si vuole,