Il Fiorentino affronta il tema della neutralità
nel capitolo XXI del “Principe”, sconsigliandola come scelta
poco praticabile e potenzialmente dannosa.
Lo stare in mezzo, oggi, è oggetto di valutazione
politica solamente del governo italiano di Meloni a parte gli
atteggiamenti attendisti e confusi di altri. Mi sono domandato
del perché della tendenza anche del sentimento popolare al
neutralismo.
Neanche sotto il dominio di Roma la penisola
italiana aveva goduto della unità politica perchè non tutti gli
abitanti italici erano “cives romani”. Poi la storia delle
occupazioni d’Oltre Alpe e d’Oltremare hanno tramandato un Paese
diviso in tanti staterelli, in qualche modo uniti solamente dal
patrimonio culturale che pur nella sua varietà è un unicum della
storia della civiltà. Il Risorgimento ebbe la caratteristica di
un fenomeno coltivato piuttosto dalla intellettualità con gli
equivoci conseguenti.
Se poi osservo la carta geografica, noto dalle
Alpi e dalla Svizzera alla Sicilia, una continuità territoriale
che divide Est e Ovest dell’Europa. Di fatto l’Italia è
incuneata nel continente europeo prevalendo una certa
solitudine, costretta a ricercare di volta in volta “alleanze e
amicizie pericolose”. Chissà che non sia una forma di singolare
neutralità che non sia, fin qui, riuscita a legittimarsi.