Ritorno sull’argomento dopo la lettura dello scritto di Mario
Sirimarco a proposito del declino della parola.
Il mondo odierno lo ha decretato preferendo un linguaggio
matematico estremamente più veloce, capace di rispondere a
maggiore materialità: la competizione senza limiti.
La dialettica (tesi e antitesi) non ha più bisogno di risolversi
in sintesi. Lontano il dialogo, le parti si riconoscono sempre
meno nella loro relazione se non a determinate dure condizioni.
Il patto rotto fra le cose e le parole mostra anche la
evanescenza della dialettica e quindi la disfatta della politica
e della sua coerenza.
Certo il tentativo di nuovi linguaggi e di nuove parole è
naturale ma è la perdita di senso che rileva, la mistificazione
e l’asservimento della parola che cessa così di rappresentare:
anziché presiedere al processo di costruzione, ci sottopone a
nuovi processi di equivoco, scenario di subdole logiche di
domino e di potere.
Questo dato certifica, come afferma sostanzialmente Maurizio
Misasi, l’impossibilità di una evoluzione prevedibile, da cui il
Kaos.
Le realtà virtuali rispondenti all’immaginativo, prima ad uso
esclusivo dell’arte e delle profezie, oggi sono in mano,
teoricamente a tutti, sostanzialmente a pochissimi magnati.
Da ciò una sconfitta sociale con la creazione di una nuova
dinastia di Faraoni, la parola e/o il verbo avendo forse cessato
di rappresentare la modalità della libertà.