Nella corsa all’Expo 2030 su tre concorrenti Roma è giunta terza
avendo ottenuto 17 voti su 165. Vince Riad. Visti i numeri,
certamente i Paesi Europei non sono stati compatti nel votare
Roma.
Non conosco il progetto-programma presentato dall’Arabia Saudita
né quello della Corea del Sud, ma conosco quello italiano. Mi
sembrava ben costruito e organizzato. Non ho visitato altri Expo
ad eccezione di quello del 2000 di Hannover in Germania,
dedicato alla rappresentazione delle virtù etniche dei paesi
espositori, fra cui l’indimenticabile padiglione della Norvegia,
di un cubo al cui interno una pallina proiettata girovagava, da
una parete all’altra, al suono digitale e nel buio pesto, eppure
promettente un cielo stellato percepibile progressivamente con
dolcezza ed avvolgente il pubblico seduto a terra, quasi a
vegliare per una rinascita.
Di grande interesse era quello proposto oggi da Roma di Un Parco
Solare Urbano fruibile dalla popolazione nell’area di Tor
Vergata su una area di 150.000 mq. e una produzione di energia
di 36 Megawatt.
Evidentemente la proposta, come la riferisce Milly Tucci, non ha
interessato più di tanto, anche perché preludeva alla promozione
di una politica industriale italiana sostenibile, ormai assente
da molti anni dai programmi politici e non solamente al Sud.
La non credibilità della proposta, chissà, sarà stata la ragione
della sua irrilevanza, per non buttarla sui rapporti di forza….