C’è l’età della vecchiaia e quella della vecchiezza. La
vecchiaia si misura in numero di anni e la sua durata è
prevedibile, più o meno. La vecchiezza non offre il privilegio
di quella prevedibilità. Arriva e basta! Gli ottimisti pensano
alla contemporaneità dei due vissuti, i pessimisti ad anticipare
la vecchiezza rispetto alla vecchiaia. Chi è realista distingue
l’una dall’altra.
L’Homo Sapiens non pare tanto vecchio, sperimenta ancora viaggi
extraterrestri, gode ancora di droghe d’ogni genere, vive del
bullismo delle minacce belliche e nucleari e della sicumera dei
poteri finanziari. Di recente si avverte che la vecchiezza
prevalga sempre di più: stanchi del vicino o semplicemente del
simile più di prima, stanchi di avere responsabilità preferendo
trasferirla a fredde istituzioni, stanchi del valore religioso
della vita, stanchi della democrazia.
A parole questa ultima in tanti la difendono ma vorrebbero farne
a meno perché, dove c’è, si avverte sempre più faticosa. Anche
se davanti alla decisione del suicidio, un pentimento ultimo
induce a non andare oltre ed a rinviare, in modo da far
coincidere la vecchiezza con la vecchiaia, ma per quanto ancora?
Così si va avanti in attesa che l’Homo Sapiens si autodistrugga,
inconsapevole.