L’acuta riflessione di Franco Petramala su Giorgio Napolitano
reca, a mio avviso, una non trascurabile omissione!! riguarda la
scomunica e l’espulsione dalla Russia di Solženicyn.
Domenica sera su “la 7”, nel corso del programma In Onda, Paolo
Mieli ha sottolineato che il “fatto più sgradevole” addebitabile
a Napolitano non è riconducibile ai fatti di Ungheria (siamo nel
56, Stalin è morto da poco) ma alla vicenda S Solženicyn (siamo
nel 1974) su cui – riporto le parole di Mieli – “Napolitano mise
un carico da 90 con l’articolo sull’Unità per i toni che usò”
contro il dissidente sovietico.
Il Presidente Napolitano, nella sua qualità di Responsabile
della Cultura del PCI, scrisse, infatti, testualmente sull’Unità
del 20 febbraio 1974:
“E l’altra verità da ristabilire è quella relativa al punto cui
era giunto il rapporto tra Solženicyn e Io Stato sovietico.
Nessuno può negare che lo scrittore (come d’altronde si
ammetteva tra le righe degli stessi articoli scritti nei giorni
scorsi per esaltarlo) avesse finito per assumere un
atteggiamento di «sfida» allo Stato sovietico e alle sue leggi,
di totale contrapposizione, anche nella pratica, alle
istituzioni, che egli non solo criticava ma si rifiutava ormai
di riconoscere in qualsiasi modo. Non c’è dubbio che questo
atteggiamento — al di là delle stesse tesi ideologiche e dei già
aberranti giudizi politici di Solženicyn, avesse suscitato
larghissima riprovazione nell'URSS. Che questa ormai aperta, estrema
«incompatibilità» sia stata sciolta dalle autorità sovietiche
non con un’incriminazione di Solženicyn, ma con la sua
espulsione, può essere considerato più o meno «positivo»;
qualcuno può giudicarla obiettivamente, ……., la «soluzione
migliore”.
Napolitano, con il suo scritto, rifiutò inoltre la
contrapposizione tra “mondo comunista” e “mondo libero” e
lamentò addirittura che la concentrazione monopolistica limitava
nel nostro paese “l’esercizio della libertà di espressione”,
definendo “farfugliamenti” le critiche della DC.
A differenza di quanto avvenne in Italia, la sinistra francese
fu scossa dalla pubblicazione di “Arcipelago Gulag” che fece
guarire molti esponenti della gauche dalla loro “arroganza
intellettuale”.