Non me ne vogliano i lettori se con questo intervento sposto
l'attenzione su un tema più generale, ma è essenziale ricordarci
quanto pochi concetti e poche parole racchiudano spesso ciò che
troppo facilmente dimentichiamo. Non voglio soffermarmi sulla
guerra presa in considerazione dal punto di vista della disputa
religiosa, né sulle questioni legate ad orgogli patriottici,
sull'identità popolare e geografica dei popoli, né sulla gara ad
accaparrarsi la "Terra Promessa".
Ultimamente, come ogni volta che le testate giornalistiche
iniziano a "pubblicizzare" alcuni degli innumerevoli conflitti
mondiali in atto, tutte le voci culturalmente più importanti si
fanno celermente strada per condividere le loro posizioni ed i
loro pensieri in merito. Personalmente assisto solo all'ennesima
gara a "chi ne sa di più sul tema" rispetto agli altri, senza
considerare il fatto che si tratta di una GUERRA e, come tale,
vissuta da persone reali che muoiono quotidianamente in campo,
contro la quale non servono più di tanto commenti di uomini
seduti comodamente sulle proprie poltrone.
A parer mio credo che tutti i temi trattati siano ben lontani
dalla mera verità: le guerre, qualunque esse siano, non sono
generate dagli uomini singoli, dai singoli popoli, dalle singole
religioni, bensì da rendiconti ed interessi molto più grandi, e
gli uomini che vi partecipano in prima fila sono solo le pedine
usate dalle potenze mondiali per arrivare ai loro scopi.
Generare l'odio razziale o le dispute religiose e culturali
serve solo ad avere marionette con fili più solidi da mettere in
scena nel teatrino gestito dai governi mondiali.
Credo ancora vivamente nell'umanità che ci contraddistingue,
credo nella ricerca della pace insita nell'uomo, credo
nell'innaturalezza di far del male ai propri simili se non
quando si è indottrinati a disumanizzarci. Non si tratta perciò
di parlare di etnie e popoli, si tratta di parlare di GUERRA, di
condannarla a prescindere, qualunque siano i soggetti, le terre
e le religioni considerate. Abbiamo alle nostre spalle secoli di
guerre, studiate e rielaborate con l'auspicio di non commettere
più gli stessi errori. Forse un cambiamento deve avvenire anche
nei singoli uomini, siano essi quelli che impugnano le armi o
quelli che scrivono di guerre e ne commentano le cause.
Non è dal "pasticcio di Abramo" che è nata questa guerra, non da
un errore umano, non da un cattivo esempio genitoriale avvenuto
secoli fa, ma da come ogni singolo uomo dopo di lui non abbia
saputo interiorizzare l'umanità e l'intelligenza che Dio (o la
Natura) ci ha donato. Smettiamola perciò di ricercare le fonti
di un conflitto che non ha tempo, smettiamola di condannare
carnefici che non hanno parti, smettiamola di provare a capire
la guerra che, in generale ed in assoluto, resta solo l'esempio
della stupidità umana.