Il vizio della memoria - di Franco Petramala

il Fondino del 13 settembre 2023

Il vizio della memoria

Diceva di sapere pescare dalla riva. Con il mare calmo l’acqua gli arrivava ai pantaloncini corti sdruciti arrotolati da sembrare uno slip. Usava il “triuzzo”, arnese fatto da tre ami legati insieme con un filo stretto stretto,

Al primo sole caldo si interrompeva la pesca e mio fratello andava a preparare la stufa di sabbia che più tardi sarebbe stata usata dalla mia prozia, l’unica cura che sembrava darle sollievo, poi in inverno, per il “dolore”: così veniva chiamato come fosse uno di famiglia costringendola a letto per tre giorni al mese.

Figlio di un padre sconosciuto e di una madre malata, così ci disse, sapeva che a metà del pranzo quotidiano mio fratello avrebbe imbucato più della metà del suo cibo nella tasca del pantaloncino o sotto la maglietta e con discrezione sarebbe scivolato via dalla sedia, diciamo senza farsene accorgere, ma tutti della mia famiglia numerosa sapevano di quel piccolo segreto, solamente non lo davano a vedere.

Con il fagottino andava sulla spiaggia, guardava attorno per rintracciare il suo amichetto, sotto quale “varca” tirata in secco si fosse rifugiato all’ombra. Gli consegnava il pane e il companatico e aspettava che Francuzzo finisse il suo pasto frugale. Poi, qualche parola ed appena comparissero gli amici per la partitina di calcio sulla sabbia, si allontanava, senza salutare. Durò qualche estate.

Da adulto lo incontrai un giorno e fummo felici di ritrovarci. Non ci dicemmo nulla di quei giorni dell’adolescenza: si era fatta una famiglia e viveva a Rende. Non lo incontrai più. Tuttavia ancora ricordo i suoi occhi tristi ed i suoi silenzi fatti di sapienza antica e di scetticismo, disposto a credere a tutto, tanto della delusione se ne sarebbe fatta una ragione.

Conoscevo poco di lui, ma lo ricordo, non avendo mai saputo chi in realtà egli fosse!

 

Franco Petramala