Il Decentramento Differenziato va ragionato, tanto avverrà.
Tutti i partiti l’hanno promosso o approvato. Chi dice il
contrario dice il falso. La ragione della Autonomia
Differenziata sta nella esigenza di territori che hanno
realizzato, con successo, pratiche di sviluppo, a differenza di
Regioni rimaste indietro. Il divario fra Nord e Sud è
incontrovertibile. Sarà anche vero che il Sud abbia ricevuto
dallo Stato meno del Nord ma si dovrebbe fare analisi spietata e
veritiera sul come il Nord abbia utilizzato il ricevuto e su
come il Sud lo abbia saputo utilizzare, se non addirittura, a
volte sprecandolo. La dimostrazione sta nella capacità, per
esempio, di alcuni territori pugliesi sulla via del pieno
sviluppo e quanto siano stati incapaci altri territori dello
stesso Sud.
È paradossale che mentre le disuguaglianze fra Nord e Sud restano, anzi sono
in aumento, contemporaneamente il problema del Mezzogiorno
diminuisce di importanza. Vent'anni e più di Cassa per il
Mezzogiorno dimostrano come essa sia riuscita solamente a bloccare il divario,
non creandosi però una classe imprenditoriale forte sovrapposta
al ceto borghese. Sono sopravvissute solamente, fino al
2000, i poteri allocati nelle autonomie locali, per il prevalere
delle opzioni sturziane, specialmente sugli interventi
infrastrutturali, ma poi allo sbando a causa dei “decreti
Bassanini”.
Il problema del Mezzogiorno nasce allorché la Borghesia lancia la sfida
della modernizzazione del Paese Unitario. All’epoca la borghesia
del Nord è l’unica strutturata, prevalendo sulla cultura del
latifondo, incapace di comprendere il cambiamento (il
Gattopardo) ed assorbendo l’urto della domanda dei contadini del
Sud con tentativi di riforme, nel secondo dopoguerra, ma poco
redditizie, ed attutendola con l’emigrazione verso le stazioni
industriali del Nord. Così la Borghesia del Nord destina quella
del Sud alla funzione ancillare e di pura mediazione con i
territori meridionali, divenuti destinatari dei messaggi
consumistici.
Alla base del perpetuarsi del divario non furono scelte politiche dei
Partiti: la nascente Borghesia del Sud perde subito il confronto
con quella del Nord che temeva il consolidarsi della borghesia
del Sud, pur in ritardo. Il corollario della annessione
territoriale del Piemonte sarà la espansione degli ambiti
produttivi del Nord. Deviante risulterà quindi la tesi
gramsciana della alleanza dei contadini del Sud con gli operai
del Nord per contrapporsi alla Borghesia.
Oggi, la nuova Autonomia differenziata può essere una nuova opportunità se
andrà in direzione della costruzione di una borghesia produttiva
e non solamente nel rilascio di nuove risorse destinate ad
aumentare l’offerta dei servizi di civiltà e contemporaneamente
a soddisfare la voracità di parte di una classe dirigente
parassitaria tipica del Mezzogiorno. La chiave di lettura della
nuova sfida può essere una proposta di Autonomia a cui il Sud
non può rinunciare, per riscoprire le opportunità della
modernizzazione mancata, accelerando la formazione di una classe
dirigente politica e istituzionale, anche privata, che si
proponga un “Futuro altro”.