L’Ebreo è Ebreo tre volte - di Franco Petramala

il Fondino del 10 novembre 2023

L’Ebreo è Ebreo tre volte

di Franco Petramala

Anni e anni addietro mi sono imbattuto in un vecchio libro di Otto Vossler che tratta dell’”Idea di Nazione”. Ogni tanto lo riapro con delicatezza. Vi si legge: il nazionalismo è la forza politica più caratteristica del 1800/1900. Come il 1500 il 1600 si possono chiamare i secoli delle guerre di religione e da lì fino al 1700 quelli dell’illuminismo.

Soddisfatta questa partizione per i “colti”, si sostiene che una nazione è ciò che vuole essere una nazione. In suo nome irruppe la liberazione collettiva dall’oppressione, compromettendola successivamente perché utilizzata, a volte, per opprimere ancor più ferocemente. E se l’oppresso è una sola persona, egli si adatta, ma se è un popolo esso può insorgere in qualunque momento. Ciò interessa tutti i popoli ma è diverso seguendo le orme che lasciano gli ebrei.

Esse sono la loro identità: l’Ebreo è Ebreo perché lo chiamano Ebreo, è Ebreo perché mostra di essere Ebreo, è Ebreo perché lo è. La sintesi è di Jean Paul Sartre.

Vuole essere popolo, non gli interessa la nazione, semmai oggi interessa uno Stato “occasionale”, volendo sopravvivere dopo avere subito il tentativo dell’annientamento. La sua terra simbolo è la Palestina, occupata da altro popolo che anch’esso ha diritto ad utilizzare lo stesso territorio.

La coabitazione, nella distinzione, tutti riconoscono essere la maniera che risolverebbe. Solo apparentemente perché rimane irrisolta la “coazione a ripetere” dai tempi del “pasticcio” di Abramo, una delle suggestioni più misteriose che la storia degli uomini abbia interiorizzato.    

 

Franco Petramala