Da una conversazione di Luigi Viola e Michele Filippelli,
ricercatori sulla “giustizia predittiva” e “intelligenza
artificiale” utilizzabile a mezzo di software dagli operatori
del diritto: l’applicazione del diritto dedotto da un modello
matematico. Avevo avuto da più tempo la sensazione della
suscettibilità dell’argomento ad essere approfondito. Alla fine
di questa citazione la rivelerò.
L’intelligenza artificiale riuscirebbe a calcolare la
attendibilità di una tesi giuridica al fine della valutazione
degli esiti giudiziari, avendo nutrito il quesito con i termini
reali delle vicende, ad oggi relativa alla materia civile, ma in
prosieguo, probabilmente e senza che sia scandaloso, anche in
ambito penalistico e quindi relativo a tutta la materia
giuridica.
La tesi dal vago sapore fantascientifico di per sé non è tanto
avventuristica, e lo dimostrano i due ricercatori, almeno non
più che le ipotesi di Asimov, tanto accettate da essere
condivise dalla scienza ufficiale.
Quel che voglio osservare è che la evoluzione della giustizia,
nella sua applicazione quotidiana e nella sua valutazione
teorica, modificherebbe lo status della magistratura da
protagonista dell’esercizio di uno dei Poteri dello “Stato di
Diritto”, secondo lo schema classico di Montesquieu, a quello
dell’esercizio di una attività Servizio collocato, pur in
maniera singolare, nell’ambito delle funzioni pubbliche.
E qui casca l’asino: tuttavia la tesi non è del tutto peregrina,
sol che eliminassimo dal nostro immaginario le visioni dei
giudici con le loro sacerdotali seicentesche parrucche bianche e
boccolute come quelle dei giudici di Sua Maestà d’Inghilterra.