Su “Il Foglio” del 16 giugno
viene recensito un breve romanzo umoristico di Dostoevskij,
apparentemente opera minore, di come un mattatore furbetto per
inclinazione possa imporsi ad una comunità.
Gli ingredienti: il
moralismo a tutto campo, falso per di più ma aggressivo,
trasforma ogni inezia in una offesa meglio se personale, un
suggestionare come egli sia suppergiù una divinità a fronte dei
viziacci e dei limiti degli altri ”poaretti”. Il segreto è
mettersi dalla “parte giusta” facendo vergognare gli altri sol
perché dall’altra parte e quindi sbagliata! I riferimenti nella
realtà sono molteplici!
In verità dal 2008 Fomà
Fomich, il protagonista, mi era noto perché Peppino Aloise ne
citò espressamente il profilo in occasione di una sua polemica
lettera aperta, peraltro molto ben scritta, rivolta ad un
improvvisato avversario politico.
Diavolo di un Dostoevskij
visionario! dai “Demoni” del Novecento agli istrioni del nuovo
secolo, alle idiozie di un popolo a capo chino remissivo, di un
grande paese o del piccolo villaggio di Stupancikovo.