Cos’è questa parola
evocativa? È il differente del futuro; più rassicurante del
futuro, meno effervescente, meno dinamico mentre il senso del
futuro custodisce la curiosità del conoscere e del vivere ciò
che ancora non è stato.
Dice Filippo Ceccarelli: chi
si rivolge acriticamente al passato spesso è perché non ha
nessuna idea di futuro.
Al nascere di una nuova
cultura c’è sempre una rivalutazione del passato, per
riconoscere valori eterni quali l’intelligenza delle cose,
riconoscendone il valore eterno; se questo non c’è, il futuro è
barbarie come la distruzione dei templi di Palmira e il
nuovo è parola equivoca minacciosa.
Si può sbagliare di poco o
di molto nel colmare i vuoti della memoria o l’assenza di
curiosità, ma in ogni caso sono atti di cultura politica.
Spesso a Renzi, come
d’abitudine passeggiando di notte per riflettere, gli viene di
tirare le pietre ai lampioni accesi per monelleria; ed anche a
quelli spenti, per istinto al titanismo volendo rivitalizzarne
la luce. Che poi significhi scrollare l’albero perché altri ne
raccolgano i frutti è fatale.
Ma oggi, a gennaio 2021, chi
reagisce alla mancanza di senso del futuro, invita a vedere
qualcosa oltre la
cataratta di cui soffre il sistema sociale e politico
italiano che arranca vivendo seri problemi in maniera
conformista, in attesa di qualcosa che non verrà perché nessuno
lo avrà seminato.