La Ola a De Luca e la pernacchia a Fontana di Franco Petramala

il Fondino del 11 Aprile 2020

La Ola a De Luca e la pernacchia a Fontana

di Franco Petramala

Gianni Barbacetto su “Il fatto quotidiano” ha confessato che in Lombardia è avvenuta la più grande disfatta immaginabile: non si è saputo affrontare la minaccia del Corona Virus.

Citava poi l’azione del Presidente Regione Campania De Luca che non mancava di appellare sceriffo. Molte reazioni soddisfatte, perché l’argomento ha suggerito una sorta di compenso almeno emotivo per i meridionali, come se una squadra di calcio del sud avesse vinto una blasonata avversaria del Nord. Insomma una specie di “sbracciata” all’errore dell’avversario.

Finalmente un lombardo si indigna per la grandeur milanese niente affatto grande per come ha ridotto la sanità pubblica. Mi risulta che Barbacetto da almeno due anni indaghi sulla scelta in Lombardia di favorire il privato. Io stesso lo confermo, avendo visitato un giorno di dieci anni fa, per apprendere, la organizzazione sanitaria sia del privato di eccellenza milanese sia della organizzazione del pubblico ospedaliero. Già allora le differenze erano enormi anche se come al solito le professionalità nel pubblico erano eccellenti, al Niguarda per esempio, ma le ristrettezze finanziarie erano anch’esse evidenti.

Molto negativa la gestione della sanità pubblica lombarda, di tutta evidenza in questi giorni terribili. Ma la reprimenda alla gestione milanese, piena densa di sicumera e invincibilità spocchiosa mostrata quotidianamente in TV dai suoi responsabili, non attenua la drammaticità della situazione sanitaria al Sud. 

Insomma la crisi del “Welfare State” è generale nel Paese perché all’equivoco pubblico-privato non si risponde con la contrapposizione dei due mondi, ma con la inaugurazione della epoca del “Welfare Society”, come sostiene Stefano Zamagni*:  ammettendo cioè anzitutto che la salute non è un bene privato, pur garantito a tutti, ma un bene integralmente pubblico. Da qui la necessità di tornare a valorizzare innanzitutto il sistema del medico di medicina generale sul territorio, quella specialistica e la prevenzione a tutti i livelli.

Nessuno si è data la pena di verificare nei tempi addietro quel che di buono si stava facendo al Cotugno di Napoli, anzi il giornalismo televisivo di inchiesta ha fatto strame della organizzazione ospedaliera napoletana e tuttavia non ho motivo di negarne le buone ragioni.

Detto questo, non mi è piaciuta la battuta che ha evocato “lo sceriffo De Luca” che non compensa nulla, né a Nord né a Sud.

I temi della politica sanitaria milanese rimangono tali; così come rimangono quelli campani e calabresi e del mezzogiorno e nazionali.

* Presidente Pontificia Accademia Scienze Sociali