Sarebbe comunque giusto far
precedere, prima della inevitabile azione giudiziaria, una
iniziativa politico-amministrativa da parte di Governo e
Ministero, anche su questo ultimo e sulla sua missione di
vigilanza almeno approssimativa.
La gravità della tragedia di
Genova, che conferma il disfacimento dello Stato e del potere
pubblico in generale è accompagnato dal decadimento della
politica dei partiti e dei politici, avrà il suo peso.
Al di là di quel che con dolore
e tragicamente oggi viviamo, Il gioco sarà sul “Sistema Paese”
da ripensare rapidamente per riorientarlo e sul come procedere.
Il che finalmente aprirebbe una
contesa proficua se ad interpretarla saranno le culture
politiche recenti e meno recenti e non ancora una volta
l’impoverito gioco parlamentare.
Il Paese ha bisogno di un “rinnovamento costituzionale” più che
sul funzionamento delle istituzioni, sulla fissazione dei
principi per confermarli o per rinnovarli, correggendo i tanti
errori del passato ventennio, dalla svendita massiccia delle
partecipazioni statali, delle gestioni privatizzate dei servizi
essenziali, dalla sanità ormai senza orientamento fra le opzioni
pubblico oprivato,
dalla scuola troppe volte riformata, dalla eliminazione del Sud
dagli impegni prioritari, dalla eliminazione dei controlli
preventivi sugli atti amministrativi, dalla Bassanini per molta
parte, ecc ecc !!
Non si andrà lontano senza ridare prestigio ad uno Stato ed a
una classe politica e dirigente disprezzata, poco credibile,
tendenzialmente dedita alla raccolta di voti “come vengono
vengono” ritenendosi che lo “sparpaglio” giovi alla propriacausa di bottega.
Se è vero come è vero che la
maggioranza dell’attuale governo sostiene e sosterrà,
martellando, che la causa primaria della tragedia e non
solamente di essa è della politica fatta “prima” e dagli Altri,
cosa si oppone? La linea di esporre i meriti di Quegli altri non
funzionerà.
Questi, se vogliamo, fanno bene
a non mollare il polpaccio e Quegli altri faranno ancora più
male al Paese se resisteranno insensatamente.
Le regole di tale simmetria sarà esiziale per Quest’Italia;
romperla sarà la condizione del ritorno alla “normalità” di un
Paese che si sta emarginando sempre di più in Europa e
deprezzandosi al suo interno, dopo essere stata nel gruppo di
testa dei Paesi più moderni e responsabili, dopo conquiste
sociali ed economiche di assoluto rilievo che hanno indotto
propizio senso del futuro e speranza.
Ma lo Stato ha le sue
articolazioni nelle Regioni per cui ciò che vale per lo Stato
vale anche per le Regioni.