Ciò che
leggerete non è rivolto a tutti i giovani, genitori e adulti.
Da quando ho
letto“Padri e
figli” di Ivan Turgenev il tema è ritornato sempre nelle mie
considerazioni in gioventù e dopo, come una occasione di
paragone, una scala per misurare i valori del quotidiano e
dell’universale.
Herbert Spencer
sosteneva che i figli
sono i genitori più qualcosa.
Questa formula
così semplice alcune volte mi è parsa ovvia altre volte
superficiale, suggerita da un determinismo piuttosto povero,
psicologico o sociologico ed ambientale se non biologico !
Tuttavia una
parte di verità quell’affermazione la contiene.
Si fa un gran
clamore sul modo come vivono oggi i giovani, sui loro eccessi e
sulle loro delusioni, sulla loro carica emotiva e sulla loro
rassegnazione tante volte codificata dalle statistiche del mondo
del lavoro.
Ritualmente si
fanno appelli ai giovani e si sollecitano ad un maggiore impegno
politico e civile.
Non che ci sia
la tendenza al distacco dei giovani dai meno giovani, genitori
dai figli, anzi si nota una sovrapposizione delle generazioni.
Come se i
genitori e gli anziani volessero sopravvivere ai figli o
sopravanzarli nelle aspettative e nelle abitudini;
contemporaneamente i giovani, apparentemente grintosi, di fatto
però nonproiettano
le energie proprie della
loro età e si aspettano che il genitore possa essere dei loro, a
prescindere dai ceti.
Il fenomeno non
va confuso con il mammismo, pur in Italia di straordinaria forza
persuasiva.
La scuola
subisce una riforma ogni ministro che viene, quindi non è
indenne da limiti, anzi è connotata dal carattere burocratico
delle innovazioni, come altrettanto succede per la sanità;
tuttavia ciò non rileva perché il genitore, punto sull’orgoglio
rincalluzzisce venendo a
conoscenza che il figlio è stato ripreso, a volte anche
malinconicamente offeso da insegnante inadeguato, o giudicato
insufficiente nel suo impegno scolastico. Così quando gli
allievi ridicolizzano o aggrediscono gli insegnanti, non
riconoscono nulla del valore educativo alla Scuola.
Quando è
consentito ai giovani dalla età adolescenziale in su di
riservare la notte per la comunicazione con gli amici e si
espongono a non felici incontri con coetanei o meno, il genitore
pur di non sollecitare la reazione del figlio o di non
deluderlo, rinuncia al ruolo educativo, quello della educazione
dei buoni modi e della giudiziosità ed essenzialità del
comportamento in qualunque fase della vita. Così è per
l’ottenimento dell’effimero.
Si sostiene
sempre che maggiori sollecitazioni bisognerebbe dirigerle ai
giovani. Mi va invece di sostenere che maggiore attenzione
meriterebbero i genitori.
La negligenza e
la distonia del rapporto giovani e meno giovani sta mettendo a
serio rischio molta parte delle generazioni future.
Sono gli anziani
o i meno giovani che stanno facendo di tutto per ottenere una
catastrofe generazionale.
Né vale
sostenere che tutto questo è frutto della società consumistica o
scristianizzata o deviata o priva di valori religiosi o laici.
Se pure un fondo
di verità in questo c’è a
chi spetta reagire e ricomporre?
E’ banale ed
ingiusto imputare le responsabilità ai giovani: spetta a chi non
lo è più convertirsi proprio ad una nuova responsabilità e
coraggio del proprio ruolo.
Chi ha
abbandonato le responsabilità nella vita civile e nella vita
pubblica? Evidentemente chi prima la esercitava e da un certo
momento ha lasciato che la comunità fosse governata e quindi
influenzata dal ceto peggiore.
Da cui lo
sconquasso di un Paese senza una idea di futuro.