Giovani e non giovani di Franco Petramala

il Fondino del 09 Settembre 2018

Giovani e non giovani

Ciò che leggerete non è rivolto a tutti i giovani, genitori e adulti.

Da quando ho letto  “Padri e figli” di Ivan Turgenev il tema è ritornato sempre nelle mie considerazioni in gioventù e dopo, come una occasione di paragone, una scala per misurare i valori del quotidiano e dell’universale.

Herbert Spencer sosteneva che  i figli sono i genitori più qualcosa.

Questa formula così semplice alcune volte mi è parsa ovvia altre volte superficiale, suggerita da un determinismo piuttosto povero, psicologico o sociologico ed ambientale se non biologico !

Tuttavia una parte di verità quell’affermazione la contiene.

Si fa un gran clamore sul modo come vivono oggi i giovani, sui loro eccessi e sulle loro delusioni, sulla loro carica emotiva e sulla loro rassegnazione tante volte codificata dalle statistiche del mondo del lavoro.

Ritualmente si fanno appelli ai giovani e si sollecitano ad un maggiore impegno politico e civile.

Non che ci sia la tendenza al distacco dei giovani dai meno giovani, genitori dai figli, anzi si nota una sovrapposizione delle generazioni.

Come se i genitori e gli anziani volessero sopravvivere ai figli o sopravanzarli nelle aspettative e nelle abitudini; contemporaneamente i giovani, apparentemente grintosi, di fatto però non  proiettano le  energie proprie della loro età e si aspettano che il genitore possa essere dei loro, a prescindere dai ceti.

Il fenomeno non va confuso con il mammismo, pur in Italia di straordinaria forza persuasiva.

La scuola subisce una riforma ogni ministro che viene, quindi non è indenne da limiti, anzi è connotata dal carattere burocratico delle innovazioni, come altrettanto succede per la sanità; tuttavia ciò non rileva perché il genitore, punto sull’orgoglio rincalluzzisce  venendo a conoscenza che il figlio è stato ripreso, a volte anche malinconicamente offeso da insegnante inadeguato, o giudicato insufficiente nel suo impegno scolastico. Così quando gli allievi ridicolizzano o aggrediscono gli insegnanti, non riconoscono nulla del valore educativo alla Scuola.

Quando è consentito ai giovani dalla età adolescenziale in su di riservare la notte per la comunicazione con gli amici e si espongono a non felici incontri con coetanei o meno, il genitore pur di non sollecitare la reazione del figlio o di non deluderlo, rinuncia al ruolo educativo, quello della educazione dei buoni modi e della giudiziosità ed essenzialità del comportamento in qualunque fase della vita. Così è per l’ottenimento dell’effimero.

Si sostiene sempre che maggiori sollecitazioni bisognerebbe dirigerle ai giovani. Mi va invece di sostenere che maggiore attenzione meriterebbero i genitori.

La negligenza e la distonia del rapporto giovani e meno giovani sta mettendo a serio rischio molta parte delle generazioni future.

Sono gli anziani o i meno giovani che stanno facendo di tutto per ottenere una catastrofe generazionale.

Né vale sostenere che tutto questo è frutto della società consumistica o scristianizzata o deviata o priva di valori religiosi o laici.

Se pure un fondo di verità in questo c’è  a chi spetta reagire e ricomporre?

E’ banale ed ingiusto imputare le responsabilità ai giovani: spetta a chi non lo è più convertirsi proprio ad una nuova responsabilità e coraggio del proprio ruolo.

Chi ha abbandonato le responsabilità nella vita civile e nella vita pubblica? Evidentemente chi prima la esercitava e da un certo momento ha lasciato che la comunità fosse governata e quindi influenzata dal ceto peggiore.

Da cui lo sconquasso di un Paese senza una idea di futuro.

Franco Petramala