De Rita va
apprezzatoper due qualità che egli
dimostra di possedere:
la conoscenza profonda dellarealtà italiana e la sua capacità di costruire il suo
pensiero nel mezzo delle congiunture più difficili,
avendone verificato le
ciclicità, con la chiarezza dello studioso rigoroso ela fiducia nel futuro che una classe dirigente dovrebbe
sempre mostrare per rendere autorevole il suo “intelligere”.
Ieri sul Corriere sosteneva“È certo che la presenza imprenditoriale dello Stato è
addirittura in damnatio memoriae; ma essa può ancora esercitare
un ruolo attivo, specialmente nelle reti logistiche e di
servizio, quelle che fanno tessuto intermedio del sistema”;
proprio perché “ in una congiuntura stressata da decisioni
economiche che slittano verso soggetti internazionali e di nuovo
potere (i mercati finanziari, le grandi banche planetarie, i
diversi organismi europei, il fiscal compact, il modello
tedesco, ecc.) e che lentamente svuotano le sovranità degli
Stati nazionali, indirettamente riducono le capacità di
movimento dei soggetti economici e sociali operanti al loro
interno”.
Ho la impressione che se questo è applicabile a tutto il paese a
maggior ragione diventa di assoluta attualità se riferito al
mezzogiorno d’Italia.
Perché intanto ritorni la fiducia è necessario che i soggetti
anche piccoli che hanno il merito di avere creato il progressivo
sviluppo di quattrogenerazioni
abbiano coscienza
che i reggitori
della “sovranità economica” non saranno i protagonisti del
nostro sviluppo - magari
lo saranno del nostro impoverimento - e che invece proprio essi
saranno gli autori della ripresa.
Ciò significa che lo Stato non
può avere una dimensione, ma contemporaneamente due dimensioni.
Quella del pareggio del bilancio e quello del rilancio della
economia e quello della voglia di sviluppo dei soggetti che
operano nel paese in questa prospettiva.
Trovare le risorse per la ripresa: il problema, in quale sistema
di relazioni istituzionali e industriali verranno utilizzate ?
Già Galbraith , figlio dell’economista consulente di Kennedy,
non più tardi di due mesi addietro aveva più o meno rilanciato
la medesima prospettiva di frontiera dello sviluppo economico e
insieme del tipo antropologico ( Vedasi l’accenno alla crisi del
Welfare ). Probabilmente De Rita ha detto meno di quel che
voleva, forse per prudenza, sta di fatto che non è la prima
volta che in Italia si sperimentano cose che in altri contesti
occidentali non sarebbero all’inizio possibili.
Ma è un tema da approfondire.Se si è aperto seppur timidamente vuol dire che esisteva
già in nuce.
Sarebbe utile che raccontassi un episodio !!