il Fondino del 29 aprile 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

De Rita va  apprezzato  per due qualità che egli  dimostra di possedere: la conoscenza profonda della  realtà italiana e la sua capacità di costruire il suo pensiero nel mezzo delle congiunture più difficili,  avendone verificato le ciclicità, con la chiarezza dello studioso rigoroso e  la fiducia nel futuro che una classe dirigente dovrebbe sempre mostrare per rendere autorevole il suo “intelligere”.
Ieri sul Corriere sosteneva   “È certo che la presenza imprenditoriale dello Stato è addirittura in damnatio memoriae; ma essa può ancora esercitare un ruolo attivo, specialmente nelle reti logistiche e di servizio, quelle che fanno tessuto intermedio del sistema”; proprio perché “ in una congiuntura stressata da decisioni economiche che slittano verso soggetti internazionali e di nuovo potere (i mercati finanziari, le grandi banche planetarie, i diversi organismi europei, il fiscal compact, il modello tedesco, ecc.) e che lentamente svuotano le sovranità degli Stati nazionali, indirettamente riducono le capacità di movimento dei soggetti economici e sociali operanti al loro interno”.
Ho la impressione che se questo è applicabile a tutto il paese a maggior ragione diventa di assoluta attualità se riferito al mezzogiorno d’Italia.
Perché intanto ritorni la fiducia è necessario che i soggetti anche piccoli che hanno il merito di avere creato il progressivo sviluppo di  quattro   generazioni  abbiano coscienza  che i reggitori  della “sovranità economica” non saranno i protagonisti del nostro sviluppo -     magari lo saranno del nostro impoverimento - e che invece proprio essi saranno gli autori della ripresa.
 Ciò significa che lo Stato non può avere una dimensione, ma contemporaneamente due dimensioni.
Quella del pareggio del bilancio e quello del rilancio della economia e quello della voglia di sviluppo dei soggetti che operano nel paese in questa prospettiva.
Trovare le risorse per la ripresa: il problema, in quale sistema di relazioni istituzionali e industriali verranno utilizzate ?
Già Galbraith , figlio dell’economista consulente di Kennedy, non più tardi di due mesi addietro aveva più o meno rilanciato la medesima prospettiva di frontiera dello sviluppo economico e insieme del tipo antropologico ( Vedasi l’accenno alla crisi del Welfare ). Probabilmente De Rita ha detto meno di quel che voleva, forse per prudenza, sta di fatto che non è la prima volta che in Italia si sperimentano cose che in altri contesti occidentali non sarebbero all’inizio possibili.
Ma è un tema da approfondire.  Se si è aperto seppur timidamente vuol dire che esisteva già in nuce.
Sarebbe utile che raccontassi un episodio !!

Franco Petramala