Cristianesimo e Paganesimo “Uso e trasformazione degli
spazi culturali tra paganesimo e cristianesimo” è la
introduzione del
Prof Giuseppe Roma al
X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana “ Martiri Santi Patroni: per una archeologia della
devozione” tenutosi
all’Università della Calabria il 15 – 18 settembre 2010.
Il
tema che vi si svolge è l’osservare da vicino e senza pregiudizi
del come avvenne il passaggio tra il modello delle prime
comunità cristiane e quello di età costantiniana, per poi
continuare nel prosieguo della maturazione delle evocazioni
rituali del Cristianesimo successivo.
In
sintesi non è possibile avvertire il passaggio dal paganesimo al
cristianesimo come un semplice processo di acculturazione. Cioè
gli schemi interpretativi di un “cristianesimo concepito in
antitesi al paganesimo” non è sostenibile.
Il
Prof. Roma: “la cristianizzazione va collocata in un quadro più
complesso e articolato in cui le nuove espressioni cristiane
vengono il più delle volte veicolate proprio dallo sterminato
background delle tradizioni pagane”.
È
del tutto ovvio che qualsiasi esperienza del sacro è
inscindibile dalla dimensione simbolica.
“Il
simbolo sostituisce ciò che è chiamato a rappresentare rendendo
presente ciò che è assente”.
Prima di “Lattanzio, tra i cristiani, Clemente Alessandrino,
Giustino, Teofilo di Antiochia, ritennero gli oracoli
profondamente ispirati e, più tardi, lo stesso S. Agostino
ammetterà che questi ultimi avevano contribuito ad annunziare le
verità cristiane.”
La
raccolta di oracoli pagani risalenti al II, III e IV secolo,
conosciuta come Teosophia di Tubinga, mette sullo stesso piano
rivelazione pagana e cristiana.
Significativo e disvelatore della ricchezza del “quotidiano” del
cristiano è il proselitismo della chiesa del IV e V secolo che
nasce innestando il culto dei martiri su radici profonde e
antiche, vivamente insediate nell’immaginario collettivo.
Spiega il Prof Roma: “l’altro aspetto, che costituirà, a mio
avviso, il grande tema propagandistico di rilievo della politica
costantiniana, è l’avvio del massiccio programma edilizio a Roma
come in Terra Santa.
Prima del 312, infatti, non vi erano segni evidenti della
presenza cristiana nel paesaggio e le domus ecclesiae, il trofeo
di Pietro, erano noti solo a chi faceva parte della comunità
cristiana, ma non avevano alcun risalto monumentale.
Dopo
tale data, grazie a provvedimenti legislativi ed elargizioni
materiali di Costantino, la struttura del “paesaggio del sacro”
mutò radicalmente.
La
propensione di Costantino per le espressioni religiose visibili
era nota. Anche la scelta costantiniana della Croce come simbolo
in occasione della battaglia decisiva contro Massenzio, ha un
forte elemento di continuità con il passato pagano. Già prima
della “conversione” Costantino si reca nel 310 a Lendit, centro
sacro delle Gallie, per avere la benedizione di Apollo e ne
riceve il labarum che, dopo la vittoria su Massenzio, sarà alla
base della cristianizzazione della leggenda.
Il
recupero del passato, nella politica costantiniana è evidente,
anche perché il “blocco storico”, nel passaggio dal paganesimo
al cristianesimo non è mutato e i modelli di
autorappresentazione a fini di promozione sociale e di
manifestazione del potere, sostanzialmente permangono”.
Il
richiamo al passato, poi, è favorito anche dagli sconvolgimenti
economici e sociali del III secolo che proiettavano ancora la
loro ombra nel IV, e che comunicavano un senso di instabilità
sociale.
Non
costituisce una novità assoluta, quindi, la circostanza che su
quella che si pensava fosse la tomba di Pietro, Costantino fa
innalzare la più grande delle basiliche cristiane. Il fatto
nuovo consiste che, in questo caso ma anche in quelli
successivi, non si cerca la legittimazione del presente nella
Storia della città o dell’impero, ma nelle reliquie di chi aveva
reso testimonianza della sua fede e per essa era giunto al
sacrificio estremo.
L’operazione compiuta da Costantino è
politica e religiosa allo stesso tempo.
“La
tomba di Pietro, che evidentemente per la comunità cristiana è
già simbolo di valori significativi e luogo di coscienza
collettiva, viene inglobata nella basilica costantiniana,
novello contenitore che conferisce profondità storica e
metastorica al presente e garantisce dei nuovi rapporti fra
Terra e Cielo. Concetto che, nel IV secolo, era definitivamente
fissato nell’immaginario collettivo della comunità cristiana e
Costantino ne diventa l’interprete principale e più autorevole”.
Ma la diffusione del cristianesimo non può essere vista
come un’avanzata irresistibile, senza ostacoli.
Le
centrali di resistenza del paganesimo avevano radicamento nella
colta classe senatoria e nell’aristocrazia, nei raffinati centri
culturali come la scuola di Alessandria in Egitto e la scuola di
Atene in Grecia, ma era soprattutto nelle campagne e nei piccoli
villaggi che la resistenza si manifestava in modo consistente
nell’arretratezza delle masse popolari.
Nel
corso del IV e poi per tutto il V secolo è proprio il culto dei
martiri a rompere l’equilibrio in favore della nuova religione
che comincia ad attirare masse crescenti di neofiti pescando
soprattutto tra le masse popolari.
Si
cita infatti che “tra il 399 e il 400, Paolino da Nola, pur
affermando che ha costruito ben cinque basiliche nel suo
santuario, sostiene che esse, tuttavia, non sono sufficienti ad
accogliere la moltitudine di pellegrini”.
La dovizia delle argomentazioni delle citazioni e degli
approfondimenti ci disvelano dinamiche storiche significative
che ci inducono a pubblicare la introduzione del prof Roma e
quindi a segnalare un episodio della produzione scientifica
della Università della Calabria come il Congresso Nazionale
all’inizio citato,i
cui atti sono stati curati da Adele Coscarella e Paola De
Santis. Frano Petramala
"Martiri, santi, patroni:
per una archeologia della devozione"
Atti X Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana a CURA DI ADELE COSCARELLA- PAOLA DE SANTIS Uso e trasformazione degli
spazi cultuali tra paganesimo e cristianesimo. prof GIUSEPPE ROMA